Gennaio - Tutti i pensieri e racconti del giorno

Gennaio – Tutti i pensieri e i racconti del giorno

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Lezione 1: Prendere coscienza


Gennaio - pensieri e racconti

 31 Gennaio, 2018

Il fantasma e la manciata di fagioli

Prima di morire, una giovane moglie strappa al marito la promessa solenne di non avere relazioni con altre donne dopo la sua morte. “Se tu non mantieni la promessa, il mio spirito ritornerà e non ti darà pace.”

Per un po’ l’uomo le si mantiene fedele, ma dopo alcuni mesi conosce un’altra donna e se ne innamora. Poco dopo comincia a presentarglisi ogni notte un fantasma, che lo accusa di aver mancato alla parola data. Che si tratti di un fantasma è per l’uomo fuori discussione, perché esso si dimostra informato non solo su ciò che avviene quotidianamente tra lui e la nuova donna, bensì anche riguardo a pensieri segreti, speranze e sentimenti.
Quando la situazione gli diventa insopportabile, l’uomo si rivolge a un maestro zen e gli chiede un consiglio. “La sua prima moglie è diventata un fantasma ed è a conoscenza di tutto ciò che lei fa,” gli spiegò il maestro. “Qualunque cosa lei faccia o dica, ogni suo gesto nei confronti della donna che ama, il fantasma lo sa.

Deve essere perciò uno spirito sapientissimo e lei dovrebbe in realtà esserne meravigliato.

La prossima volta che appare, faccia un patto con lui: gli dica che è molto bene informato e che non si può nascondergli nulla, ma che lei romperà il suo fidanzamento e non si risposerà solo se risponderà a una domanda.” “Che domanda devo porgli?” chiese l’uomo. Il maestro rispose: “Prenda una bella manciata di fagioli e gli chieda se saprebbe dirne il numero esatto.
Se non saprà rispondere, lei avrà la certezza che si tratta di un parto della sua fantasia e non sarà più disturbato.” Quando la notte successiva il fantasma della moglie si ripresentò, egli lo lusingò facendo le lodi della sua sapienza. “Infatti,” rispose il fantasma, “so anche che oggi sei andato da un maestro zen.”
“E allora, visto che sai tante cose,” ribattè l’uomo, “dimmi quanti fagioli ho in mano.” In quello stesso istante non ci fu più alcun fantasma a rispondere a questa domanda.


30 Gennaio, 2018

La zuppa di pietra

Era tempo di carestie, tutti avevano poco da mangiare e quello che avevano lo serbavano con estrema attenzione.

Capitò che un mendicante si trovasse a passare per quelle terre, e già aveva attraversato numerosi villaggi eppure non era riuscito a racimolare nemmeno un tozzo di pane.
Ormai affamato e stanco, quando l’ennesimo gruppo di case gli apparse in lontananza si fermò in mezzo alla strada e raccolse una pietra; si mise allora a sfregarla contro un lembo della giacca finché non l’ebbe ripulita dalla terra, e poi riprese il cammino.
Quando arrivò alla piazza del paese si diresse verso una vecchia che stava cucendo sulla porta di casa.

-Scusate, posso chiedervi se avete da mangiare? – chiese.

E già la vecchia aveva cominciato ad urlargli di andarsene quando lui la interruppe:
-Non avete capito. Non vi sto chiedendo di darmi qualcosa. Sono io che vorrei offrirvi una buona zuppa, visto che ho con me tutto il necessario per farla e temo che voi non abbiate molto da mangiare.
-Mi volete prendere in giro? – rispose lei – Non avete nulla con voi, lo vedo benissimo.
-Quella che vorrei preparare è una zuppa di pietra, e quello che mi serve è tutto qui, vedete? – Disse mostrandole il sasso che teneva in mano.
– È buonissima, ma per farla mi occorrerebbe un paiolo, e magari dei pezzi di legno per accendere il fuoco.
Alla donna non sembrava vero di poter finalmente mangiare qualcosa di sostanzioso, e così corse di filato a procurare pentola e ciocchi di legno.
Nella pentola venne messa la pietra e l’acqua della fonte. Poi fu acceso il fuoco e il mendicante cominciò a rimestare.

Incuriositi, mano a mano iniziavano ad avvicinarsi gli abitanti del paese.

– Cosa sta facendo? – chiedevano.
– Cucina una zuppa di pietra! Pare sia buonissima! – rispondeva chi era lì già da un po’.
Il mendicante continuava a girare il mestolo e ogni tanto se lo portava alla bocca schioccando la lingua sul palato in segno d’approvazione.
– Com’è? Come sta venendo? – gli chiedevano.
– Buonissima, ottima per davvero – rispondeva il mendicante. – Mancherebbe giusto un tocco di sale, e del pepe anche.
– Li ho io! – fece uno che stava alle sue spalle, correndo verso casa a prenderli.
E sale e pepe vennero aggiunti.
– Allora, come viene? – chiedevano ancora.
– Buona, buona! Solo… ecco, per farla davvero gustosa si dovrebbero aggiungere un paio di patate.
– Io ne ho, vado subito a prenderne – disse una donna.

E anche le patate finirono nel calderone.

– Ma non è ancora pronta?
– Pazientate ancora un poco – rispose il mendicante dopo essersi portato il mestolo alla bocca per l’ennesima volta. – Ci siamo ormai, la pietra è quasi cotta. Anche se perché finisca di cuocere bene servirebbero delle carote.
– Bastava dirlo! – fece uno col cappello in testa. E di lì a un niente fu di ritorno con un mazzo di carote in mano.
Il mendicante continuava a girare la zuppa, e iniziava a sentirsi nell’aria un odorino che faceva gorgogliare le pance. – Ecco, – disse – ci siamo! Mancherebbe giusto un osso per darle ancora più sapore.
– Io ne avrei uno – rispose una voce. – Ma attaccato c’è ancora un po’ di carne che serbavo per stasera…
– Andrà bene lo stesso – rispose il mendicante sorridendogli.

Anche l’osso venne aggiunto, e ormai tutto il paese profumava della zuppa che finiva di cuocere.

– Bene, è pronta! – disse il mendicante.
Tutti corsero a casa a prendere una scodella, e ognuno l’ebbe riempita.
Per ultima il mendicante riempì la sua, e una volta che ebbe finito di mangiare recuperò la pietra dal fondo del paiolo e se ne andò, silenzioso com’era venuto.
Gli abitanti del villaggio nemmeno se ne accorsero, intenti com’erano a mangiare e chiacchierare e scherzare tra loro, in un clima di festa come non si vedeva da tempo. Se ne resero conto solo ore dopo, quando lo cercarono per chiedergli di lasciare loro la pietra: se l’avessero avuta non ci sarebbero stati mai più problemi di fame nel paese!
Ma ormai era andato e non se ne vedeva più traccia. L’unica cosa che poterono fare fu di continuare a raccontarsi per molto tempo di quella fantastica zuppa, e che peccato non avere la pietra per poterla rifare!

Gennaio - pensieri e racconti

29 Gennaio, 2018

La Tigre e la Fragola

Un giorno, mentre camminava attraverso la foresta, un uomo incontrò una feroce tigre. Si diede immediatamente alla fuga per salvare la propria vita e la tigre lo inseguì. L’uomo arrivò al bordo di un dirupo e la tigre lo stava per raggiungere.
Non avendo scelta, si arrampicò giù per il precipizio, tenendosi con entrambe le mani ad una pianta di vite. Appeso sul dirupo, l’uomo vide sopra di sé la tigre. Guardò verso il basso e vide un’altra tigre, che ruggendo attendeva la sua discesa.

Era tra due fuochi.

Due topi, un bianco ed un nero, apparvero sulla vite a cui si aggrappava e, come se la situazione non fosse abbastanza grave, cominciarono a rosicchiare la pianta. L’uomo sapeva che se i topi avessero continuato a rosicchiare, ad un certo punto la vite non avrebbe più potuto sostenere il suo peso, si sarebbe rotta e lui sarebbe caduto.
Provò a mandare via i topi con le sue grida, ma questi tornavano sempre a rosicchiare. Ad un certo momento, notò una fragola che cresceva sul dirupo, non lontano da lui. Era rossa e matura.
Tenendosi alla vite con una mano e raggiungendo la fragola con l’altra, la colse. Con una tigre sopra, un’altra sotto e due topi che continuavano a rosicchiare la vite, l’uomo assaggiò la fragola e la trovò assolutamente squisita.

28 Gennaio, 2018

Pubblicare i Sutra

Tetsugen, un fedele seguace dello Zen in Giappone, decise di pubblicare i sutra, che a quel tempo erano disponibili soltanto in cinese. I libri dovevano essere stampati con blocchi di legno in un’edizione di settemila copie, un’impresa enorme.
Tetsugen cominciò col mettersi in viaggio per raccogliere i fondi necessari. Alcuni simpatizzanti gli diedero un centinaio di monete d’oro, ma per lo più riuscì a ottenere soltanto piccole somme. Lui ringraziò tutti i benefattori con uguale gratitudine.

Dopo dieci anni Tetsugen aveva abbastanza denaro per cominciare l’impresa.

E proprio allora il fiume Uji straripò. L’alluvione portò una carestia. Tetsugen prese i fondi che aveva raccolti per i libri e li spese per salvare gli altri dalla fame. Poi ricominciò la sua colletta. Parecchi anni dopo il paese fu colpito da un’epidemia.
Ancora una volta Tetsugen, per aiutare la sua gente, diede via quello che aveva raccolto. Si rimise al lavoro per la terza volta, e dopo vent’anni riuscì finalmente a realizzare il suo desiderio.
I blocchi di legno per la stampa che sono serviti per la prima edizione sono oggi esposti nel monastero Obaku di Kyoto. I giapponesi dicono ai loro figli che Tetsugen ha fatto tre raccolte di sutra, e che le prime due, invisibili, sono perfino superiori all’ultima.


Gennaio - pensieri e racconti

27 Gennaio, 2018

Una volta una divisione dell’esercito giapponese era impegnata in un’esercitazione militare, e alcuni ufficiali ritennero indispensabile stabilire il quartier generale nel tempio di Gasan. Gasan disse al cuoco: «Servi agli ufficiali lo stesso semplice vitto che mangiamo noi». I militari, che erano avvezzi a essere trattati con tutti i riguardi, se ne risentirono.

Uno di loro andò da Gasan e gli disse: «Ma chi ti credi che siamo? Noi siamo soldati, pronti a sacrificare la nostra vita per il nostro paese. Perché, allora, non ci tratti come è giusto?».

Gasan rispose duramente: «E tu, chi ti credi che siamo “noi”? Noi siamo i soldati dell’umanità, votati a salvare tutti gli esseri senzienti».


26 Gennaio, 2018

Una scheggia di tempo, una grande gemma.

Un signore pregò Takuan, un insegnante di Zen, di suggerirgli come potesse trascorrere il tempo. Le giornate gli sembravano molto lunghe, mentre assolveva le proprie funzioni e se ne stava seduto e impettito a ricevere l’omaggio della gente. Takuan tracciò otto ideogrammi cinesi e li diede all’uomo:

Non si ripete due volte questo giorno Scheggia di tempo grande gemma. Mai più tornerà questo giorno.

Ogni istante vale una gemma inestimabile.


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25 Gennaio, 2018

Non si può rubare la luna

Ryokan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.

Ryokan tornò e lo sorprese. « Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare », disse al ladro, « e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo ».

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò. Ryokan si sedette, nudo, a contemplare la luna. « Pover’uomo », pensò,

«avrei voluto potergli dare questa bella luna ».



24 Gennaio, 2018

Una strada fangosa

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto. Dopo una c

urva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada. «Vieni, ragazza,» disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.

Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. «Noi monaci non avviciniamo le donne» disse a Tanzan «e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso.

Perché l’hai fatto?». «Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù» disse Tanzan. «Tu la stai ancora portando con te?»


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23 Gennaio, 2018

La voce della felicità

Dopo la morte di Bankci, un cieco che viveva accanto al tempio del maestro disse a un amico: «Da quando sono cieco, non posso osservare la faccia delle persone, e allora devo giudicare il loro carattere dal suono della voce. Il più delle volte, quando sento qualcuno che si congratula con un altro per la sua felicità o il suo successo, afferro anche una segreta sfumatura di invidia.

Quando uno esprime il suo rammarico per la disgrazia di un altro, sento il piacere e la soddisfazione, come se quello che si rammarica sia in realtà contento che nel suo proprio mondo ci sia ancora qualcosa da guadagnare.

«La voce di Bankei, però, sin dalla prima volta che l’ho sentita, è stata sempre sincera. Quando lui esprimeva la felicità non ho mai sentito null’altro che la felicità, e quando esprimeva il dolore, il dolore era l’unico sentimento che io sentissi».


22 Gennaio, 2018

Lettera ad un uomo morente

A uno dei suoi discepoli che stava per morire Bassui scrisse la seguente lettera: “L’essenza della tua mente non è nata, perciò non morirà mai. Non è un’esistenza, che è peritura, e nemmeno un vuoto, che è pura vacuità. Non ha nè colore nè forma, e neppure gode piaceri o soffre dolori. So che sei molto malato.

Da bravo studente di Zen stai affrontando questa malattia con coraggio. Puoi non sapere esattamente chi è che soffre, ma domandati: Che cosa è l’essenza di questa mente? Pensa soltanto a questo. Non avrai bisogno di altro.

Non desiderare niente. La tua fine che è senza fine è come un fiocco di neve che si dissolve nell’aria pura”.



Gennaio - pensieri e racconti

21 Gennaio, 2018

Nelle mani del destino

Un grande Guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga, decise di attaccare il nemico, sebbene il suo esercito fosse solo un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si fermò ad un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: “Dopo aver visitato il tempio, butterò una moneta. se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo.

Siamo nelle mani del destino.” Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. A questo punto i suoi soldati erano così impazienti di battersi che sfidarono l’esercito avversario e vinsero senza difficoltà. Dopo la battagila, un aiutante disse al Grande Guerriero: “Nessuno può cambiare il destino”.

“No davvero” questi rispose, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutte e due le facce.


20 Gennaio, 2018

Lo Zen di Buddha

Buddha disse: «Io considero la posizione dei re e dei governanti come quella dei granelli di polvere. Osservo tesori di oro e di gemme come se fossero mattoni e ciottoli. Guardo le più belle vesti di seta come cenci strappati. Vedo le miriadi di mondi dell’universo come i piccoli semi di un frutto, e il più grande lago dell’India come una goccia d’olio sul mio piede.

Mi accorgo che gli insegnamenti del mondo sono l’illusione di maghi. Distinguo il più elevato concetto di emancipazione come un broccato d’oro in un sogno, e considero il sacro sentiero degli illuminati come fiori che si schiudano ai nostri occhi. Vedo la meditazione come il pilastro di una montagna, il Nirvana come un incubo delle ore diurne.

Considero il giudizio del bene e del male come la danza serpentina di un drago, e il sorgere e il tramontare delle credenze come null’altro che le tracce lasciate dalle quattro stagioni».

Gennaio - pensieri e racconti
Gennaio – pensieri e racconti

19 Gennaio, 2018

Chi dona dovrebbe ringraziare

Quando Seisetsi era maestro di Engaku a Kamakura, ebbe bisogno di ambienti più grandi poiché quelli in cui insegnava erano sovraffollati. Umezu Seibei, un mercante di Edo, decise di donare cinquecento pezzi d’oro, chiamati ryo, per la costruzione di una scuola spaziosa. Andò dunque a consegnare questo denaro al maestro. Seisetsu disse: “Va bene. Lo accetterò”.

Umezu diede a Seisetsu il sacchetto pieno d’oro, ma rimase insoddisfatto dell’atteggiamento del maestro. Con tre ryo si poteva vivere per un anno intero e per cinquecento ryo il mercante non era neppure stato ringraziato. “In quel sacchetto ci sono cinquecento ryo” fece notare Umezu.

“Anche se sono un ricco mercante, cinquecento ryo sono un mucchio di denaro” disse Umezu. “Vuoi che io ti ringrazi?” domandò Seisetsu. “Dovresti farlo” ribatté Umezu. “Perchè dovrei?” domandò Seisetsu. “È il donatore che dovrebbe ringraziare”.



18 Gennaio, 2018

L’altro lato

Un giorno un giovane buddista nel suo viaggio verso casa arrivò sulle rive di un ampio fiume. Fissando irrimediabilmente il grande ostacolo che aveva di fronte, rifletté per ore su come superare una barriera così ampia. Proprio mentre stava per abbandonare la sua ricerca per continuare il suo viaggio, vide un grande insegnante dall’altra parte del fiume. Il giovane buddista urlò all’insegnante, “Oh grande saggio, puoi dirmi come raggiungere l’altro lato di questo fiume?” L’insegnante meditò per un momento su e giù per il fiume e gridò di nuovo: “Figlio mio, sei dall’altra parte”.


17 Gennaio, 2018

L’uomo e il suo cavallo

C’è una storia nei circoli zen su un uomo e un cavallo. Il cavallo galoppa velocemente e sembra che l’uomo sul cavallo stia andando da qualche parte importante. Un altro uomo, in piedi accanto alla strada, grida “Dove stai andando?” E il primo uomo risponde “Non lo so! Chiedi al cavallo!”

Gennaio - Tutti i pensieri e racconti del giorno ultima modifica: 2018-03-09T19:40:14+00:00 da Webmaster