Febbraio - Tutti i pensieri e racconti del giorno

Febbraio – Tutti i pensieri e i racconti del giorno

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Lezione 1: Prendere coscienza


Febbraio - tutti i pensieri e racconti

28 Febbraio, 2018

Il maestro e lo scorpione

Un Maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua.

Quando lo fece, lo scorpione lo punse. Per l’effetto del dolore, lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua in procinto di annegare. Il Maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora.

Un giovane discepolo che era lì gli si avvicinò e gli disse:
“Mi scusi maestro, ma perché continuate? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua vi punge? “.

Il Maestro rispose: “La natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.”

Quindi, con l’aiuto di una foglia tirò fuori lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò: “Non cambiare la tua natura: se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni., poiché gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te.

Gli uni perseguono la felicità, gli altri lo creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere”.


27 Febbraio, 2018

Il mio Dharma è troppo caro

Una volta, un certo studente arrivò al Centro Zen di Hyang-Bong e disse: “Maestro, vi prego, insegnatemi il Dharma!”.
Hyang-Bong replicò: “Mi dispiace, ma il mio Dharma è molto costoso”.
Lo studente: “E quanto costa?”
Hyang-Bong: “Quanto puoi pagare?”

Il discepolo mise la mano in tasca e ne tirò fuori alcune monete: “Questo è tutto il denaro che possiedo”.

Hyang-Bong disse “Anche se tu mi offrissi un mucchio d’oro grande come una montagna, il mio Dharma sarebbe ancora più costoso!”.
Sicché lo studente se ne uscì per andare a praticare lo Zen per conto suo.

Dopo alcuni mesi di dura pratica ritornò da Hyang-Bong e disse: “Maestro, vi darò la mia vita, farò qualsiasi cosa per voi, sarò il vostro schiavo. Ma, vi prego, datemi l’insegnamento”.
Hyang-Bong disse: “Anche se tu mi offrissi mille delle tue vite, il mio Dharma sarebbe ancora troppo costoso”.
Completamente demoralizzato, il praticante se ne andò nuovamente.

Dopo ulteriori mesi di dura pratica, egli ritornò e disse: “Maestro, Vi darò la mia mente. Mi insegnerete, ora?”
Hyang-Bong disse: “La tua mente è un secchio di fetente spazzatura. Non mi serve. Anche se tu mi offrissi diecimila menti, il mio Dharma sarebbe ancora troppo costoso per te!”

Di nuovo, il discepolo se ne andò per fare dura pratica.

Dopo un altro pò di tempo egli arrivò alla comprensione che l’intero universo è vuoto. Così ritornò dal maestro e disse: “Ora finalmente posso comprendere quanto era caro il tuo Dharma!”.
Hyang-Bong disse: “E quanto è caro?”. Il discepolo gridò: “KWATZ!!!!”(Urlo che testimonia la raggiunta comprensione Zen)
Hyang-Bong disse: “No, è ancora più caro di così!”.
Questa volta, al momento di riandarsene, lo studente era completamente confuso e in preda ad una profonda disperazione. Allora fece il voto di non rivedere più il maestro finché non avesse raggiunto il supremo risveglio.

Alla fine, quel giorno arrivò ed egli ritornò da Hyang-Bong: “Maestro, ora ho compreso realmente” disse, “Il cielo è blù… e l’erba è verde!”…
“No, No, No!” disse Hyang-Bong, “Il mio Dharma è ancora più caro di tutto ciò!”

A quel punto il discepolo si infuriò: “Io ho già compreso, non ho più bisogno del vostro Dharma, potete tenervelo e ficcarvelo nel c…!”.

Allora Hyang-Bong scoppiò a ridere. Questo fece arrabbiare ancora di più lo studente, il quale si rigirò e fece per uscire dalla stanza.

Appena ebbe passata la porta, Hyang-­Bong lo chiamò: “Ehi, aspetta un minuto!” Il discepolo girò la testa e si fermò. “Non perderlo, questo mio Dharma, ora!” disse Hyang-Bong.
Nell’udire queste parole, il discepolo fu subito illuminato. Giunse le sue mani difronte a Hyang-Bong, sorrise e si allontanò.

tratto dal libro “Cenere che cade sul Buddha” di Seung Sahn- Trad. di Aliberth


Febbraio - tutti i pensieri e racconti

26 Febbraio, 2018

La lezione della farfalla

Un giorno, apparve un piccolo buco in una crisalide. Un uomo, che passava di lì per caso, si fermò ad osservare la farfalla che, per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.

Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.

Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.

L’uomo continuò ad osservare, perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare.

Non successe nulla! E la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.

Non fu mai capace di volare.

Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era il modo in cui Dio la faceva crescere e sviluppare.



23 Febbraio, 2018

La pietra miracolosa

Un giorno un uomo venne a conoscenza dell’esistenza di una pietra dal potere miracoloso: una pietra color ocra che era in grado di trasformare qualunque metallo in oro! Visto che la notizia veniva da fonte attendibile, decise di mettersi in viaggio.

Si cinse di una catena di ferro e si incamminò. Ogni volta che vedeva una pietra color ocra, la raccoglieva e la batteva sulla catena che gli cingeva la vita, ma non accadeva nulla. Il ferro rimaneva ferro.

Di certo non sarebbe stata una ricerca facile, ma non disperava. Passarono i giorni, poi le settimane, i mesi e così via.

Dopo alcuni anni, era ancora alla ricerca della pietra miracolosa, raccoglieva, batteva e buttava via.

Mentre percorreva una strada della periferia di un paese, un ragazzo lo salutò cordialmente e gli chiese dove avesse acquistato quella bella catena d’oro che portava alla cintura. L’uomo confuso abbassò gli occhi sulla catena di ferro che portava in vita e … si, la catena di ferro era diventata d’oro! Ma lui non si era accorto di quale tra i tanti sassi
che aveva provato era stato quello che aveva prodotto l’alchimia!

(Storiella Zen)

22 Febbraio, 2018

Due giovani monaci

Studiavano in seminario, ed entrambi erano incalliti fumatori.

Il loro problema era: “Posso fumare mentre prego?” Non riuscendo a risolverlo, decisero di rivolgersi ai loro superiori. Più tardi, uno chiese all’altro che cosa gli aveva detto il superiore.

“Sono stato rimproverato aspramente solo per aver parlato del fatto, – disse il primo. – Ed il tuo superiore, cosa ti ha detto?”. “Il mio fu molto compiaciuto, – disse il secondo. – Mi ha detto che facevo benissimo.

Ma dimmi, che domanda gli hai fatto?”
“Gli ho chiesto se posso fumare mentre prego”.
“Te la sei voluta tu. Io gli ho chiesto: posso pregare mentre fumo?”.

Ramesh Balsekar


21 Febbraio, 2018

Due vasi

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino:

“Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.

La vecchia sorrise:
“Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante.
Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.



19 Febbraio, 2018

La diceria

Zeng Shen, un discepolo di Confucio, era andato a fare un viaggio nel regno di Fei. Volle il caso che, in quel paese, un uomo che portava il suo stesso nome commettesse un delitto.
Un vicino della madre del discepolo che stava tornando dal viaggio, si recò dalla vecchia donna e le disse:
-Ho saputo che vostro figlio è stato arrestato per omicidio.
Seduta davanti al suo telaio, senza smettere di lavorare e senza nemmeno voltare la testa, la signora Zen rispose:
-Impossibile. Mio figlio non è capace di una cosa del genere.
Un pò più tardi, una vicina cacciò la punta del naso attraverso la finestra:
-Dicono che tuo figlio abbia ucciso qualcuno.
Stavolta, la vecchia smise di tessere e rimase silenziosa.
La sera, davanti alla porta della sua casa, uno sconosciuto chiese ad un passante:
-Abita qui Zeng Shen, l’assassino?
L’indomani mattina, la madre di Zeng Shen aveva fatto fagotto ed era partita in fretta e furia per il regno di Fei.

Puoi afferrare in tempo la mano che sta per colpirti.

Ma la lingua che ti accusa, come fermarla?


Febbraio - tutti i pensieri e racconti

18 Febbraio, 2018

Ognuno trova ciò che ha

Un giorno, un vecchio saggio era ai bordi di un’oasi di approvvigionamento per cammelli. Si trovava alle porte del del Medio Oriente. Di sovente capitava che si fermassero dei viandanti a chiedere informazioni sul posto. Un giorno, un giovane gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti.
Come sono gli abitanti di questa città?” Il vecchio saggio rispose con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?” Il giovane disse: “Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”. “Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda: “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?” L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”. “Erano buoni, generosi, ospitali, onesti.

Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.

“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio. Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?

“Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è”.

Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.

17 Febbraio, 2018

La gita di mezzanotte.

Molti allievi studiavano meditazione sotto la guida del maestro di Zen Sengai. Uno di questi tutte le notti si alzava, scavalcava il muro del tempio e andava a divertirsi in città.
Una notte, nel fare un giro di ispezione nei dormitori, Sengai scoprì l’assenza dell’allievo, e trovò anche l’alto sgabello che egli aveva usato per scalare il muro.

Sengai tolse lo sgabello e si appostò ai piedi del muro.

Quando il nottambulo tornò, non sapendo che Sengai era lo sgabello, mise il piede sul
capo del maestro e saltò nel giardino. Non appena scoprì ciò che aveva fatto rimase sgomento. Sengai disse: «La mattina presto fa molto freddo. Bada di non prenderti un raffreddore». L’allievo non uscì più di notte.



16 Febbraio, 2018

Il Cacciatore e il Dakwa (Racconto degli indiani Cherokee)

Ai vecchi tempi c’era un grosso pesce chiamato Dakwa che viveva nel Fiume Tennessee vicino alla foce del Torrente Toco. Questo pesce era così grande che poteva facilmente ingoiare un uomo.

Un giorno parecchi cacciatori stavano navigando in una canoa sul Tennessee quando il Dakwa improvvisamente colpì la canoa da sotto e li scaraventò tutti in aria. Quando gli uomini ricaddero, il pesce ne inghiottì uno in un solo boccone e si tuffò con lui sul fondo del fiume.

Quest’uomo era uno dei più coraggiosi cacciatori della tribù e non appena scoprì dov’era cominciò a pensare se vi fosse un modo per sopraffare il Dakwa e fuggire dal suo ventre.

A parte qualche scalfittura e qualche graffio, il cacciatore non era rimasto ferito, ma dentro il grosso pesce era così caldo e senz’aria che temeva di soffocare. Mentre brancolava nel buio, le sue mani trovarono delle conchiglie di muscoli che il Dakwa aveva inghiottito.

Queste conchiglie avevano bordi molto taglienti. Usandone una come coltello il cacciatore cominciò a tagliuzzare il ventre del pesce. Presto il Dakwa cominciò a sentirsi poco bene a causa di quel raschiare che sentiva nel ventre e salì all

a superficie del fiume in cerca d’aria.

L’uomo continuò a tagliare con la conchiglia finché il pesce ebbe tali dolori che si mise a nuotare pazzamente da una parte all’altra del fiume sollevando spruzzi di minute goccioline con i suoi furiosi battiti di coda.

Finalmente il cacciatore aprì un foro nel fianco del Dakwa.

L’acqua entrò a fiotti, quasi annegando l’uomo, ma a quel punto il grosso pesce era così sfinito che si fermò. Il cacciatore guardò fuori dal buco e vide che il Dakwa era ora fermo in acque basse presso la riva. Alzandosi, l’uomo si spinse attraverso il buco nel fianco del pesce, muovendosi con molta cautela per non disturbare il Dakwa.

Poi raggiunse a guado la riva e tornò al suo villaggio dove gli amici stavano piangendo la sua morte perché erano sicuri che fosse stato mangiato dal grande pesce. Ora lo chiamarono eroe e diedero una festa in suo onore.

Sebbene il coraggioso cacciatore fosse sfuggito alla morte, i succhi dello stomaco del Dakwa gli avevano bruciato tutti i capelli, e da allora egli rimase calvo.


15 Febbraio, 2018

Bambini Zen

Gli insegnanti di Zen abituano i loro giovani allievi a esprimersi. Due templi Zen avevano ciascuno un bambino che era il prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi bambini, andando a comprare le verdure, incontrava l’altro per la strada.
«Dove vai?» domandò il primo.
«Vado dove vanno i miei piedi» rispose l’altro.
Questa risposta lasciò confuso il primo bambino, che andò a chiedere aiuto al suo maestro. «Quando domattina incontrerai quel bambino,» gli disse l’insegnante «fagli la stessa domanda. Lui ti darà la stessa risposta, e allora tu domandagli: “Fa’ conto di non avere i piedi: dove vai, in quel caso?”. Questo lo sistemerà».

La mattina dopo i bambini si incontrarono di nuovo.

«Dove vai?» domandò il primo bambino.
«Vado dove soffia il vento» rispose l’altro.
Anche stavolta il piccolo rimase sconcertato, e andò a raccontare al maestro la propria sconfitta.
«E tu domandagli dove va se non c’è vento» gli consigliò il maestro.
Il giorno dopo i ragazzi si incontrarono per la terza volta.
«Dove vai?» domandò il primo bambino.
«Vado al mercato a comprare le verdure» rispose l’altro.


14 Febbraio, 2018

I Ciliegi Innamorati

Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare. Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono. Furono visti da una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono..

Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi.. ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.

Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.



Febbraio - tutti i pensieri e racconti

13 Febbraio, 2018

Il Maiale e il cavallo

Un cavallo depresso si sdraia e non vuole più saperne di rialzarsi.
Il fattore disperato, dopo aver provato di tutto, chiama il veterinario.
Questi, arrivato in loco, visita l’animale e dice al fattore:

“Casi così sono gravi; l’unica è provare per un paio di giorni a dargli queste pillole:
Se non reagisce sarà necessario abbatterlo”.

Il maiale ha sentito tutto e corre dal cavallo:

“Alzati, alzati, altrimenti butta male!!!”

Ma il cavallo non reagisce e gira la testa di lato.
Il secondo giorno il veterinario torna e somministra nuovamente le pillole, dicendo poi al fattore:

“Non reagisce: aspettiamo ancora un po’, ma credo non ci sia alcunchè da fare.”

Il maiale ha sentito tutto e corre ancora dal cavallo

“Devi ASSOLUTAMENTE reagire: guarda che altrimenti sono guai!!!”.

Ma il cavallo niente.
Il terzo giorno il veterinario verifica l’assenza di progressi e, rivolto al fattore:

“Dammi la carabina: è ora di abbattere quella povera bestia.”

Il maiale corre disperato dal cavallo:

“Devi reagire, è l’ultima occasione, ti prego, stanno per ammazzarti!!!”

Il cavallo allora si alza di scatto e comincia a correre, saltare gli ostacoli ed accennare passi di danza.
Il fattore è felicissimo e rivolto al veterinario gli dice:

“Grazie… Grazie!!! Lei è un medico meraviglioso, ha fatto un miracolo!
Dobbiamo assolutamente fare una grande festa: Su, presto, ammazziamo il maiale!!!”

(Antico Racconto Cinese)


12 Febbraio, 2018

CHI SI SCALDO’ VISSE, CHI EBBE PANE, MORI’

Una volta c’erano dei marinai che andavano per mare. Era inverno ed il freddo era così forte da sembrare che cadessero le punte del naso. A ccadde che venne una grande tempesta ed il bastimento affondò.

I marinai come Dio volle, nuotando giunsero a terra. La gente del posto li aiutò a sistemarli alcuni in una casa, altri in tal’altra casa. Alcuni della prima casa, ebbero del pane dacchè era da molto che non ne mangiavano, gli altri chiesero un fuoco acceso per riscaldarsi poiché erano tanto intirizziti.

C’era così freddo che l’indomani quelli che avevano mangiato si trovarono tesi tesi, morti di freddo, e quelli che avevano scelto di riscaldarsi, erano rimasti vivi.

Così rimase che:- chi si scaldò, visse, chi mangiò, morì…-

(Racconto Siciliano )


10 Febbraio, 2018

Il vero miracolo

Quando Bankei predicava nel tempio Ryumon, un prete Shinshu, che credeva nella salvezza ottenuta ripetendo il nome del Buddha dell’Amore, si ingelosì del suo vasto pubblico e volle discutere con lui.

Bankei stava parlando, allorché comparve il prete, ma questo creò una tale confusione che Bankei si interruppe e domandò che cosa fosse tutto quel baccano.

«Il fondatore della nostra setta» si vantò il prete «aveva poteri così miracolosi che stando su una riva del fiume con un pennello in mano riusciva a scrivere attraverso l’aria il sacro nome di Amida su un foglio, che un suo assistente reggeva sull’altra riva. Tu puoi fare questa cosa prodigiosa?».

Bankei rispose gaiamente: «Forse questo gioco di prestigio può farlo la tua volpe, ma non è questo il modo dello Zen.

Il mio miracolo è che se ho fame mangio, e se ho sete bevo».



9 Febbraio, 2018

Niente acqua, niente luna

Quando la monaca Chiyono studiava lo Zen con Bukko di Engaku, per molto tempo non riuscì a raggiungere i frutti della meditazione. Finalmente, in una notte di luna, stava portando dell’acqua in un vecchio secchio tenuto insieme con una cordicella di bambù. Il bambù si ruppe e il fondo del secchio cadde, e in quel momento Chiyono fu liberata!

Per commemorare l’evento, scrisse una poesia:
In questo modo e in quello cercai di salvare il vecchio secchio Poiché la corda di bambù era logora e stava per rompersi.
E poi tutt’a un tratto il fondo si staccò e cadde

Niente più acqua nel secchio! Niente più luna nell’acqua!


Febbraio - tutti i pensieri e racconti

8 Febbraio, 2018

Le porte del paradiso

Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò: «C’è davvero un paradiso e un inferno?».
«Chi sei?» volle sapere Hakuin.
«Sono un samurai» rispose il guerriero.

«Tu un soldato!» rispose Hakuin. «Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!».
Nobushige montò così in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continuò: «Sicché hai una spada! Come niente la tua arma è troppo smussata per tagliarmi la testa».

Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osservò: «Qui si aprono le porte dell’inferno!».
A queste parole il samurai, comprendendo l’insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino.

«Ora si aprono le porte del paradiso» disse Hakuin.


7 Febbraio, 2018

Il ladro d’ascia

Un contadino, che aveva della legna da spaccare, non riusciva più a trovare la sua scure. Perlustrò in lungo e in largo il cortile, lanciò occhiate furibonde in direzione del ceppo, della rimessa e del granaio.

Niente da fare: sparita, probabilmente rubata! Un’ascia nuova di zecca, acquistata con i suoi ultimi risparmi! La collera, quel breve raptus di follia, gli traboccava dal cuore e gli tingeva lo spirito di un inchiostro più nero della pece.

A un certo punto, vedendo passare per strada il proprio vicino, gli parve che il suo passo fosse quello di chi non ha la coscienza tranquilla, che il suo volto lasciasse trasparire l’espressione imbarazzata del colpevole di fronte alla propria vittima e che il suo modo di salutarlo tradisse la tipica astuzia del ladro d’ascia.

E quando l’altro aprì bocca per snocciolargli le solite banalità meteorologiche in uso tra vicini, la sua era senza dubbio la voce di chi ha rubato un’ascia nuova fiammante.

Non riuscendo a resistere, il nostro contadino attraversò il portico a grandi falcate per andare a dire il fatto suo a quel ladruncolo, che oltretutto aveva la faccia tosta di prenderlo in giro! Durante il percorso inciampò in una bracciata di rami secchi abbandonati sul ciglio della strada.

Vacillò, strangolandosi con la sfilza d’insulti destinati al proprio vicino, e andò a sbattere il naso contro il manico della scure, sicuramente caduta poco prima dalla carriola!



6 Febbraio, 2018

Il Vento e il Sole

Un giorno il vento e il sole cominciarono a litigare. Il vento sosteneva di essere il più forte e a sua volta il sole diceva di essere la forza più grande della terra.
Alla fine decisero di fare una prova.
Videro un viandante che stava camminando lungo un sentiero e decisero che il più forte di loro sarebbe stato colui che sarebbe riuscito a togliergli i vestiti .
Il vento, così, si mise all’opera : cominciò a soffiare ,e soffiare , ma il risultato fu che il viandante si avvolgeva sempre più nel mantello.

Il vento allora soffiò con più forza , e l’uomo chinando la testa si avvolse un sciarpa intorno al collo.

Fu quindi la volta del sole, che cacciando via le nubi, cominciò a splendere tiepidamente.
L’uomo che era arrivato nelle prossimità di un ponte , cominciò pian piano a togliersi il mantello.
Il sole molto soddisfatto intensificò il calore dei suoi raggi , fino a farli diventare incandescenti.
L’uomo rosso per il gran caldo, guardò le acque del fiume e senza esitare si tuffò .
Il sole alto nel cielo rideva e rideva!!

Il vento deluso e vinto si nascose in un luogo lontano.


5 Febbraio, 2018

I cavalli del destino

Nel nord della Cina, ai confini delle steppe frequentate dalle orde nomadi, viveva un modesto contadino. Un giorno tornò fischiettando dalla fiera con una superba puledra acquistata a un prezzo ragionevole, ma che comunque si era inghiottita cinque anni di economie. Alcuni giorni più tardi, quel suo unico cavallo, che rappresentava tutto il suo capitale, scappò dileguandosi verso la frontiera. L’evento fece il giro del villaggio e, uno dopo l’altro, i vicini vennero a compatire il fattore per la sua malasorte. Ma lui alzava le spalle e rispondeva imperturbabile:

“Le nuvole nascondono il sole, però portano la pioggia. Dalla sfortuna a volte nasce la fortuna. Vedremo.”

Tre mesi dopo, la giumenta riapparve con un magnifico stallone selvaggio che le caracollava accanto. Era gravida. I vicini accorsero a congratularsi con il felice proprietario. “Avevi ragione ad essere ottimista. Perdi un cavallo e ne guadagni tre!”

“Le nuvole portano la pioggia ristoratrice, ma talvolta anche l’uragano devastatore. Nelle pieghe della fortuna sta nascosta la sfortuna. Stiamo a vedere.”

L’unico figlio del contadino addestrò il focoso stallone e si divertì a montarlo. Poco tempo dopo, fece una caduta da cavallo in cui rischiò di rompersi il collo. Se la cavò con una gamba rotta. Ai vicini che ancora una volta tornavano a snocciolare il loro compianto, il filosofo di campagna rispose:

“Sfortuna, fortuna… chi può dirlo? Tutto cambia in questo mondo impermanente.”

Alcuni giorni più tardi, nel distretto venne decretata la mobilitazione generale per respingere un’invasione mongola. Tutti i giovani abili furono mandati a combattere e ben pochi di loro tornarono a casa.

Ma il figlio unico del contadino, grazie alle stampelle, potè sfuggire al massacro.


3 Febbraio, 2018

Arrestare il Buddha di pietra.

Per sottrarsi al gran caldo, un mercante che portava sulle spalle cinquanta pezze di cotone si fermò a riposare sotto una tettoia dove c’era un grande Buddha di pietra.
Là fu vinto dal sonno, e al risveglio scoprì che la sua merce era sparita. Immediatamente andò a denunciare il fatto alla polizia.
Un giudice chiamato O-oka aprì l’istruttoria per indagare. «La merce deve averla rubata quel Buddha di pietra» concluse il giudice. «Dovrebbe prendersi a cuore il benessere della gente, ma non ha fatto il suo sacro dovere. Arrestatelo». La polizia arrestò il Buddha di pietra e lo portò in tribunale.
Dietro alla statua faceva ressa una gran folla rumorosa, incuriosita di sapere che specie di condanna avrebbe pronunciata il giudice. Quando O-oka andò al suo scanno, redarguì aspramente il pubblico tumultuoso. «Con che diritto vi presentate in tribunale ridendo e schiamazzando in questo modo?
E’ un vero atto di vilipendio della Corte, ed è un reato che va punito con una multa e l’arresto». Tutti si affrettarono a scusarsi. «Devo condannarvi a pagare un’ammenda,» disse il giudice «ma sono disposto a condonarvela se entro tre giorni ognuno di voi porterà in tribunale una pezza di cotone.

Chi non lo fa sarà arrestato».

Tra le pezze che la gente portò in tribunale, il mercante riconobbe subito una di quelle che gli erano state rubate, e così il ladro fu smascherato.

Il mercante recuperò la sua merce e le altre pezze furono restituite a chi le aveva portate.



2 Febbraio, 2018

Chi non lavora non mangia.

Hyakujo, il maestro cinese di Zen, ancora all’età di ottant’anni conservava l’abitudine di lavorare coi suoi allievi, tenendo in ordine i giardini, sarchiando il terreno e potando gli alberi. Ai suoi allievi dispiaceva che il vecchio maestro faticasse tanto, ma poiché sapevano che sarebbe stato inutile consigliargli di smettere, gli nascosero gli attrezzi. Quel giorno il maestro non volle mangiare.

Non mangiò nemmeno l’indomani e nemmeno il giorno seguente. «Forse è arrabbiato perché gli abbiamo nascosto gli attrezzi» immaginarono gli allievi. «Sarà meglio che li rimettiamo al loro posto».

Così fecero, e quel giorno stesso il maestro lavorò e mangiò come prima. La sera li istruì: «Chi non lavora non mangia».


1 Febbraio, 2018

Lo Scorpione e la Tartaruga

Uno scorpione deve attraversare un fiume, e sulla riva incontra una tartaruga. Non sapendo nuotare chiede alla tartaruga: “Puoi portarmi nuotando sull’altra riva?”. “Fossi matta” risponde la tartaruga “nuotando con te sulla schiena mi potrai pungere nel collo, uccidendomi facilmente” .

“Perchè dovrei?” incalza lo scorpione, “io non so nuotare e se ti uccidessi in mezzo al fiume, morirei affogato”. L’argomentazione è convincente, così la tartaruga comincia a nuotare con lo scorpione sulle spalle. A metà del fiume, un dolore lancinante; lo scorpione l’ha punta.

“Perchè l’hai fatto? Così anche tu morirai affogato!”. La risposta dello scorpione è essenziale: “Non potevo fare altrimenti, è nella mia natura”.

Febbraio - Tutti i pensieri e racconti del giorno ultima modifica: 2018-03-09T19:42:56+00:00 da Webmaster