Aprile


30 Aprile, 2018

“(…)L’aria è un aspetto delle spirito che ci fa vivere. Il vento che ha permesso il primo respiro ai nostri antenati è anche quello che riceve il nostro ultimo respiro. L’uomo bianco non sembra però accorgersi dell’aria che respira e, come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. Se noi vi venderemo la nostra terra, poi dovrete tenerla come sacra, considerarla un luogo dove l’uomo può gustare il vento fra i fiori e gli arbusti del bosco. L’uomo bianco dovrà trattare gli animali e tutti gli esseri viventi di questa terra come fratelli. Noi non conosciamo altro modo di vivere. Abbiamo visto migliaia di bisonti imputridire nella prateria, abbattuti e lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Noi non comprendiamo come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante dei bisonti che noi uccidiamo solo per vivere. Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe in una grande solitudine di spirito poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo: tutte le cose sono legate fra di loro. Dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi contiene la cenere dei nostri antenati.” (Lettera di Capo Seathl al presidente americano)





29 Aprile, 2018

“ Sono vecchio, si” disse Govinda “ ma di cercare non ho mai tralasciato.
E mai cesserò di cercare, questo mi sembra il mio destino.
Ma tu pure hai cercato, così mi pare. Vuoi dirmi una parola, o degnissimo? “.
Disse Siddharta: “ Che dovrei mai dirti, io, o venerabile?
Forse questo, che tu cerchi troppo?
Che non pervieni a trovare per il troppo cercare?”
“ Come dunque?” chiese Govinda.
“ Quando qualcuno cerca “ rispose Siddharta “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovare nulla, non possa assorbir nulla,in se, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo.
Cercare significa: avere uno scopo.
Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non aver scopo.
Tu venerabile, sei forse uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi.”

(Herman Hesse – Siddharta)





28 Aprile, 2018

Ognuno trova ciò che ha (Storiella Zen)

Un giorno, un vecchio saggio era ai bordi di un’oasi di approvvigionamento per cammelli. Si trovava alle porte del del Medio Oriente. Di sovente capitava che si fermassero dei viandanti a chiedere informazioni sul posto. Un giorno, un giovane gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”

Il vecchio saggio rispose con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”
Il giovane disse: “Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.
“Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.

Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”.
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”.
“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.

Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone? “Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è”.
Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.






27 Aprile, 2018

Una storia da raccontare (Parte 3)

(…)Preso dal panico, inseguito da vicino dai due malviventi, l’uomo di Uist perse l’equilibrio e cadde nel fiume, dove la corrente lo trascinò via come un fuscello. Fu più volte sul punto di venire inghiottito dai gorghi e di affogare miseramente, ma alla fine riuscì ad aggrapparsi al ramo di un albero che cresceva sulla sponda a lui più vicina, e vi si tenne attaccato con tutte le sue forze.
Era troppo terrorizzato per cercare di spostarsi da quella scomodissima posizione; da lì poteva udire i due uomini che continuavano a cercarlo lungo la riva del fiume, passando e ripassando vicino al punto nel quale si trovava. Nel tentativo di fari o uscire dal suo rifugio, i due malviventi gettavano pietre negli anfratti nascosti dal folto degli alberi, e l’uomo poteva sentire le pietre che volavano tutt’intorno a lui.
Rimase nascosto fino all’alba. Era stata una notte molto fredda, e quando cercò di uscire dall’acqua del fiume non vi riuscì, perchè le sue gambe erano tanto indolenzite che non riusciva a muoverle. Allora cercò di richiamare l’attenzione gridando, ma neanche questo gli fu possibile. Alla fine riuscì a emettere un urlo soffocato facendo un gran balzo in avanti e, improvvisamente, si svegliò. Si trovava sul pavimento a fianco del letto, aggrappato con entrambe le mani alla coperta. L’ uomo che lo aveva ospitato aveva gettato un incantesimo su di lui durante la notte!
Il mattino dopo, mentre stavano facendo colazione, il fattore gli disse: “Bene, sono sicuro che dovunque vi troverete, la notte prossima, avrete una storia da raccontare anche se la notte scorsa non ne avevate.”
Questo è ciò che accadde all’uomo che non aveva storie da raccontare. Tutti noi dovremmo ricordarcene e tenere in serbo almeno una storia o una fiaba da poter narrare a chi ci sta vicino, nelle lunghe nottate accanto al fuoco.






26 Aprile, 2018

Una storia da raccontare (Parte 2)

(…)Il padrone di casa iniziò allora a raccontare le storie e le fiabe che conosceva, e le lunghe ore della sera passarono piacevolmente fino a che arrivò il momento di coricarsi. A notte ormai inoltrata i due si alzarono dalle sedie accanto al fuoco per andare a dormirei il fattore condusse l’uomo di Uist in uno stanzino accanto alla porta d’ingresso, dove si trovava un letto di paglia, e gli augurò la buona notte.
Nello stanzino, fissati ad alcuni ganci, c’erano diversi pezzi di carne salata appesi a stagionare. Non molto tempo dopo essersi messo a letto, il viaggiatore udì la porta della casa che si apriva e vide entrare furtivamente due figuri, i quali staccarono dai ganci i pezzi di carne salata e se li portarono via, senza accorgersi della presenza dell’uomo sdraiato nel letto.
L’uomo di Uist pensò tra sé e sé che sarebbe stata proprio una gran brutta faccenda se quei tipacci si fossero portati via la carne, perché gli abitanti della casa avrebbero pensato che era stato lui a farla sparire. Rivestitosi in fretta e furia, si mise a correre dietro ai ladri.
Dopo un po’ di tempo che li inseguiva, uno di essi si voltò e lo vide, mentre cercava di osservare le loro mosse nascosto dietro a un cespuglio. Il fuorilegge disse allora al suo compare: “Dietro quel cespuglio, là in fondo, c’è un tizio che ci sta seguendo! Scommetto che ci ha visti rubare la carne. Torniamo indietro e acciuffiamolo, prima che possa andare a raccontare a qualcuno quello che ha visto!” I due tornarono sui loro passi, e l’uomo di Uist si mise a correre con le gambe in spalla verso la casa, dove contava di trovare rifugio. Ma i ladri riuscirono ad aggirarlo e a mettersi fra lui e la fattoria. Quando se ne accorse, l’uomo prese immediatamente un’altra direzione senza smettere di correre, e continuò a scappare finché a un certo punto udì il rumore delle rapide di un grande fiume che scorreva nelle vicinanze. Decise così di cercare la salvezza nascondendosi fra la vegetazione che cresceva lungo le sue rive.






25 Aprile, 2018

Una storia da raccontare (Parte 1)

C’era una volta un uomo dell’isola di Uist che stava tornando verso casa dopo un lungo viaggio, in un tempo nel quale viaggiare era una cosa ben più difficile e faticosa di oggi.
In quei giorni i viandanti erano soliti recarsi a Uist passando per l’isola di Skye, attraversando il mare da Dunvegan a Lochmaddy.
Il nostro uomo era stato in una regione interna della Scozia a lavorare come bracciante durante il periodo della mietitura. Nel suo viaggio verso casa, attraversando a piedi l’isola di Skye, fu colto dall’oscurità della sera mentre si trovava in prossimità di una fattoria, dove pensò di chiedere ospitalità fino al mattino seguente. La strada da percorrere era ancora tanta, e una buona notte di riposo sarebbe stata provvidenziale. Quando bussò alla porta della casa, l’uomo che vi abitava lo accolse dandogli il benvenuto, lo fece entrare nella stanza riscaldata dal fuoco di torba che ardeva nel focolare e gli diede di che mangiare e bere. Poi gli chiese se avesse qualche storia o favola da raccontare. L’uomo di Uist rispose che non era in grado di ricordarne nemmeno una.
“È molto strano che non abbiate nemmeno una storia da narrare” disse l’uomo che l’ospitava. “Sono sicuro che ne avrete ascoltate parecchie, nella vostra vita.” “Certo, mi è capitato, ma in questo momento non me ne viene in mente nessuna” rispose l’uomo di Uist.





24 Aprile, 2018

15 – L’intento originale

Coloro che nell’antichità erano eruditi

Avevano una natura incredibilmente sottile e una capacità di penetrazione imperscrutabile.

troppo profondi per essere compresi.

In generale, appunto perchè non possono essere compresi,

Siamo obbligati a immaginare le loro forme.

Cauti, come quando si guada un fiume in inverno.

Attenti! Come quando si teme tutto ciò che sta attorno.

Esigenti! Come un ospite.

Mutevoli! Come il ghiaccio sul punto di sciogliersi.

Semplici! Come il legno grezzo.

Vasti! Come una valle.

Oscuri! Come l’acqua fangosa.

L’acqua fangosa non può forse diventare gradualmente pulita se non viene agitata?

Ciò che è immobile non può forse gradualmente prendere vita se viene smosso?

Coloro che si mantengono su questa via

Non desiderano essere riempiti.

In generale, appunto perchè non riempiti,

Possono conservarsi.

(Laozi – Tao Te Ching)





23 Aprile, 2018

Tagliare la testa del Buddha

Un giorno alcuni samurai dello shogun irruppero in un monastero zen alla ricerca di certi ribelli che, a detta dei loro informatori, avevano trovato rifugio nel santuario. Lo frugarono da cima a fondo ma non vi trovarono che dei monaci in meditazione nello zendo. Sospettando che tra di loro si nascondessero i fuggiaschi, tonsurati e insaccati nelle nere tonache dell’ordine, il capo della pattuglia andò dal Venerabile e, sguainata la spada, gli ordinò di consegnare i nemici dello shogun. Il religioso restò in silenzio, gli occhi semichiusi. L’ufficiale sollevò la katana e con voce tonante esclamò:

-Non vedete davanti a voi qualcuno che potrebbe tagliarvi la testa senza battere ciglio?

Senza schiudere le palpebre, impenetrabile come una statua di Buddha, il vecchio monaco replicò:

-Non vedete davanti a voi qualcuno che potrebbe lasciarsi tagliare la testa senza battere ciglio?

Impressionato dal sangue freddo del maestro zen, il samurai chiese:

-Se tagliassi la testa del Buddha, di quanto accorcerei il suo insegnamento? Con uno scoppio di risa che risuonò tra le colonne della sala, il maestro in meditazione si mise la mano sulla testa e disse:

-Di tanto così!

Scoppiato a sua volta a ridere, il truce guerriero fece un inchino e girò sui tacchi. (Pascal Fauliot – Racconti dei saggi zen)






22 Aprile, 2018

“Spesso nel negarvi al piacere non fate che accumulare il desiderio nei recessi del vostro essere. Chi può dire che non vi attenda domani ciò che sembra oggi tralasciato? Anche il vostro corpo conosce il suo retaggio e il giusto suo bisogno e non resterà ingannato. E il corpo è l’arpa dell’anima, E tocca a voi ricavarne armonia o confusi suoni.” (Kahlil Gibran – Il profeta)






21 Aprile, 2018

28. Nulla è più amabile della virtù, nulla c’è che inviti di più ad amare, dal momento che a causa della virtù e dell’onestà, in un ceerto senso, amiamo anche quelli che non abbiamo mai visto.(…)

29.E se la forza dell’onestà è tanto grande che l’amiamo sia in quelli che non abbiamo mai visto, sia, cosa che è più grande, nel nemico, perché meravigliarsi se gli animi umani si commuovono, quando gli sembra di scorgere la virtù e la bontà di quelli con cui possono unirsi in amicizia? (Cicerone – L’amicizia)






20 Aprile, 2018

Atta-Vagga (Se stesso)

157. Chi riconosca il sé come cosa cara, con buona cura lo custodisca. Delle tre vigilie della notte, durante una vegli il Saggio. )

158. In primo luogo indirizzi se stesso verso ciò che è proprio, indi ammaestri qualcun altro: così non avrà danno chi è saggio.

159. Renda se stesso in modo da poter insegnare ad altri: domato [se stesso, gli altri] potrà dominare. Il se stesso è ben difficile da domare! (Buddha  – I quattro pilastri della saggezza






19 Aprile, 2018

Accendere una candela

L’anziano principe Ping, signore della guerra al tempo dei Regni combattenti, disse un giorno al vecchio cieco che prestava servizio alla sua corte come maestro di musica:

-Avrei tanto voluto leggere le parole degli antichi saggi, ma gli affari di Stato e i campi di battaglia me l’hanno sempre impedito. Oggi, a sessant’anni passati, non è troppo tardi per cominciare?

-Quand’è notte, rispose il musicista, accendo una candela.

Il principe si stupì di quella risposta in bocca a un cieco.

-Ma come? si risentì, io vi apro il mio cuore e voi mi rispondete con una battuta?

Impassibile, il maestro di musica riprese:

-Quando si studia da giovani, si ha il sole del mezzogiorno. In età matura, la luce del crepuscolo. E in vecchiaia, come dicono gli antichi saggi, “meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”. (Pascal Fauliot – Racconti dei saggi taoisti)





18 Aprile, 2018

“Lasciate che vi racconti un giorno particolare nella vita di Bruce Lee.(…)Il teatro del dramma fu il Jun fan gong fu instiate di Oakland, in California, una palestra fondata da Bruce e James Y Lee.(…) I due contendenti erano Bruce e un praticante di arti marziali cinese, che era senza dubbio stato scelto per rappresentare gli interessi del gruppo di San Francisco.(…)I maestlri di gong fu allenati secondo la traduzione erano contrari a che Bruce insegnasse le arti marziali agli occidentali, o più precisamente a chiunque non fosse cinese. Erano talmente legati a questa antica concezione che Bruce venne formalmente sfidato a partecipare a un combattimento il cui esito avrebbe deciso se lui avrebbe potuto continuare a insegnare ai “diavoli stranieri”.(…)Il combattimento che ne seguì fu molto più importante per gli effetti che ebbe sulla vita di Bruce che per l’effettivo esito del confronto.(…)Alla fine Bruce lo mise a terra, e urlò(in cinese): “ti arrendi?”. Dopo aver ripetuto questa domanda due o tre volte, l’uomo si arrese e la compagnia di San Francisco si dileguò velocemente. L’incontro durò circa due o tre minuti, lasciando me e James felicissimi che la vittoria fosse arrivata in così breve tempo. Ma non Bruce.(…)Forse per la prima volta nella sua vita, Bruce si sentì debole e affranto. Invece di gioire della vittoria, era insoddisfatto della propria forma fisica e del fatto che il suo allenamento di gong fu non avesse raggiunto le sue aspettative. Questo momento fu la spinta verso l’evoluzione del jet kung do e verso la nascita del suo nuovo metodo di allenamento.” (Linda Lee – Quando a preparazione di incontra con il talento)





17 Aprile, 2018

“…Allora? Non hai mai pensato che forse, più grande cosa ancora che sopravvivere alla morte sia il sopravvivere alla vita? E come si può sopravvivere alla vita? Attaccandosi a tutte quelle cose della vita attraverso le quali la nostra anima ci viene rivelata. I brevi istanti che precedono il levar del sole ci emozionano ben più profondamente che non lo splendore stesso del sole quando è già alto all’orizzonte. Così la nostra anima trema sotto il primo sguardo che ci annuncia amore, proprio come negli ultimi giorni dell’inverno un effluvio misterioso fa vivere tutto il nostro essere per risvegliarlo dove le più indescrivibili sensazioni ci arrecano la coscienza di un destino prossimo; felici (perfetto è la felicità non ancora raggiunta) questi attimi di attesa iniziale, dove le speranze convitano le misteriose promesse che salgono dalle profondità del nostro essere” (G.A. Rol – Dalle Lettere)






16 Aprile, 2018

“Per tutta la vita ho parlato dell’amore, in migliaia di modi diversi, ma il messaggio è sempre lo stesso. Solo una cosa fondamentale va ricordata: questo non è l’amore che tu conosci.(…)L’amore che conosci non è altro che un bisogno biologico; dipende dalla tua chimica organica e dai tuoi ormoni. È facilissimo cambiarlo: basta una piccola trasformazione nella tua chimica organica e l’amore che ritenete “la verità assoluta” scomparirà, semplicemente. Tu hai chiamato “amore” la lussuria. Questa distinzione va ricordata.” (Osho – Con te e senza di te)






15 Aprile, 2018

“Se avete un handicap fisico, ditevi che dentro siamo tutti uguali. Anche se non avete l’uso di certi sensi, il vostro spirito funziona come quello degli altri. Non scoraggiatevi, trovate la vostra sicurezza dentro di voi. Siete esseri umani, capaci di fare qualcosa nella vita.

Un giorno ho visitato una scuola per muti. A prima vista i bambini erano incapaci di comunicare come noi. In realtà utilizzavano altri mezzi, e potevano studiare bene come chiunque altro. Al giorno d’oggi anche i ciechi possono leggere e scrivere con l’aiuto di dati strumenti. Alcuni sono anche scrittori. Alla televisione indiana ho visto un uomo senza braccia che scriveva con i piedi. Non andava eccessivamente veloce, ma tracciava le lettere molto bene.” (Dalai Lama – I conigli del cuore)






14 Aprile, 2018

Siamo veramente liberi? Spesso crediamo di sì. perchè in fondo facciamo più o meno quello che vogliamo. Ma non sempre è così, ad esempio ci sentiamo di dover essere perfetti, perchè non dobbiamo far vedere che anche noi siamo soggetti a debolezze, fatiche, tristezze, oppure non ci fidiamo delle risorse interiori di una persona, e così siamo incatenati in pregiudizi e incomprensioni. Se c’è una situazione difficile e dolorosa intorno a noi o dentro di noi, ci convinciamo che non possiamo vivere sereni finché non si è risolto tutto, e rimandiamo la serenità ad altri tempi. (Francesca Bisogno – Prendi in mano la tua vita!)





13 Aprile, 2018

“…Dobbiamo renderci conto che nessuno di noi è indispensabile, neanche per i propri figli. È solo una forma di presunzione e di egoismo pensare di dedicare tutta la vita ai propri figli. Nessuno di noi è indispensabile e così importante da dover essere assolutamente ricordato, anche se ognuno è convinto del contrario. Qualche tempo dopo la morte, a parte il dolore di chi resta, di noi sparisce tutto, e rimane solo un’idea: tutto preferiscono ricordarci da vivi.” (Oberto Airaudi – Oltre la vita)





12 Aprile, 2018

Una volta, un uomo era in una foresta e sentì il verso di una tigre. Mentre fuggiva, i suoi occhi scrutavano tutto attorno in cerca di un rifugio. Alla fine trovò un pozzo che non veniva più usato. L’erba e le piante vi crescevano sopra e un albero lo sovrastava. Aiutandosi con due rami dell’albero l’uomo riuscì a calarsi nel pozzo confortato dal pensiero di porsi fuori dalla portata della tigre. Tuttavia, mentre stava scendendo nel pozzo, vide sotto di sé una moltitudine di serpenti. I serpenti alzarono la testa e iniziarono a sibilare pronti a morderlo. Mentre stava sospeso aggrappato ai due rami, realizzò che la sua situazione era soltanto peggiorata: sul fondo del pozzo c’erano dei serpenti pronti a morderlo, e in cima una tigre feroce pronta a divorarlo. Soffriva ed era agitato.

In quel momento, due topi, uno nero e uno bianco, iniziarono a rosicchiare i rami sui quali si reggeva. Era solo questione di tempo e i rami sarebbero stato completamente rosicchiati e lui sarebbe caduto nel covo dei serpenti. Per sfuggire a questa situazione, avrebbe dovuto risalire e trovarsi davanti la tigre che lo avrebbe divorato; in qualunque caso il suo fato sarebbe stato orribile.

In questa situazione di estremo pericolo, l’uomo notò un favo sul ramo di un albero. Siccome l’albero oscillava, delle gocce di miele cadevano dal favo molto vicine al suo viso. Per cogliere quella opportunità di godimento, egli allungò la lingua in modo da poter catturare le gocce di miele. Gustando la dolcezza del miele pensò: “Com’è dolce! Com’è buono!” Sentendosi felice si dimentico completamente del pericolo in cui si trovava. (Sua Divina Grazie Bhaktivedanta Narayana Maharaja – La Via Dell’amore)






11 Aprile, 2018

Il suonatore di cornamusa di Keil (Parte 4)

(…)Ma di Alasdair, nessuna traccia. Alcuni compaesani attesero fino al mattino inoltrato, quando il sole aveva già fugato i rosati chiarori dell’alba marina. Vanamente si protendevano sull’ingresso della grotta, chiamandolo Con le mani ai lati della bocca nel tentativo di dar più forza alle loro grida: il suonatore di cornamusa di Keil non fu mai più visto. Non un uomo, in tutto il Kintyre, avrebbe avuto il coraggio di oltrepassare il buio impenetrabile che si stendeva oltre la nera fenditura sulla Scogliera, per avventurarsi in una vana ricerca. Tutti avevano d’t Il’ d’ u I o que a rIsata Isumana che ancora adesSo provocava brividi di terrore lungo la schiena!
Qualcuno potrebbe pensare che la vicenda del suonatore di Keil si chiuda qui. Invece, ha un seguito. Parecchio tempo dopo i fatti che abbiamo raccontato, una notte il fattore Iain McGraw e sua moglie sedevano accanto al focolare della loro casa, che distava svariate miglia dalla costa.
A un certo punto alla donna parve di udire un suono misterioso e accostò l’orecchio al piano di pietra del camino. “Ascolta, marito mio, non senti anche tu il suono di una cornamusa?” chiese al suo uomo.
Il fattore poggiò l’orecchio sulla pietra e, pochi minuti dopo, sollevò il capo indirizzando alla moglie uno sguardo stupefatto. La dolce musica che entrambi avevano udito non era altro che la “Melodia senza nome” e, senza dubbio alcuno, il suonatore era Alasdair in persona che scontava la pena inflittagli dal Piccolo Popolo: vagare per l’eternità nel dedalo dei cunicoli che occupavano un’immensa superficie sotto la terra.
La coppia, intanto, era rimasta in ascolto. La melodia tacque improvvisa e fu sostituita dalla voce del suonatore che. innalzava il suo lamento:

“Io credo, io temo

che mai potrò vincere.
Ochone! per la mia pena infinita.”

Ancora oggi si racconta che, nel luogo dove sorgeva la fattoria di Iain McGraw, qualcuno abbia udito provenire dalle viscere della terra il malinconico suono della cornamusa e che, come ogni volta, un disperato lamento abbia interrotto la dolce melodia.






10 Aprile, 2018

Il suonatore di cornamusa di Keil (Parte 3)

(…)Alasdair, intanto, si allontanò dal luogo di ritrovo per dirigersi verso la scogliera, continuando a suonare la “Melodia senza nome” in compagnia del piccolo terrier. Il cane, lui sì, forse aveva avuto un cattivo presentimento visto che gli si erano drizzati i peli e un ringhio feroce gli era uscito dalla gola. Ma, affezionato com’era al suo padrone, continuò a marciargli accanto fino all’ingresso della buia caverna. Arrivati che furono, i compaesani di Alasdair si scostarono di lato e rimasero a osservare. Senza alcuna esitazione, con il kilt che ondeggiava al ritmo dei suoi passi e il berretto fieramente calcato sulla testa, il suonatore di cornamusa si avviò nell’oscurità della caverna, insieme al cagnolino che gli trotterellava accanto. I presenti cercarono di aguzzare la vista per penetrare l’oscurità della grotta e vedere, fin dove possibile Alasdair che si allontanava. Ma riuscirono solo a udire il limpido suono della cornamusa che svaniva nel buio. Numerosi furono coloro che, scuotendo il capo, dissero: “Non ci voglio pensare ma ho paura che non, l’ rivedremo più il nostro bravo suonatore di cornamusa. Passarono solo pochi minuti e il gioioso suono della cornamusa di colpo si trasformò in uno sgraziato stridore. Una soprannaturale risata, come un’eco rifratta dalle profondità della terra, si fece strada attraverso cunicoli e anfratti per giungere fino alle loro orecchie, all’ingresso della grotta. Poi, il silenzio. I vicini di Alasdair non avevano più il coraggio di muoversi. Bloccati dal terrore, come statue di ghiaccio, videro uscire dall’imboccatura della caverna un cagnolino stravolto dalla paura, che zoppicava e si lamentava senza sosta. Ben difficile era riconoscere in quel corpo completamente privo di peli, il piccolo terrier di Alasdair che correva fuori dalla grotta come inseguito dai verdi, feroci segugi del Piccolo Popolo.






6 Aprile, 2018

Il suonatore di cornamusa di Keil (Parte 2)

(…)Alasdair non riuscì comunque a trarre più di un paio di note dalla sua cornamusa perchè Iain MacGraw, un fattore del luogo, lo interruppe, rivolgendosi a tutti i presenti: “Ascoltami Alasdair: sarebbe più prudente se ritirassi ciò che hai appena affermato. Tu sei certamente il più abile suonatore di cornamusa del Kintyre ma sappiamo anche che gli abitanti della grotta misteriosa sono capaci di emettere melodie tanto struggenti da allontanare un bimbo dalla sua mamma o un uomo dalla donna che ama.” Sorridendo, ma con fermezza e presunzione, il suonatore di cornamusa gli rispose: “Ho ascoltato il tuo pensiero, Iain MacGraw, e non posso far finta di niente. Ma scommetto con te che questa notte stessa riuscirò a introdurmi nella grotta sulla scogliera e poi a uscirne senza subire alcun danno: nessun folletto potrà ostacolare il mio cammino con una melodia più soave o più gaia di questa!” I presenti rimasero ammutoliti nell’udire l’avventato proposito del suonatore, ma Alasdair, incurante dello sconcerto che aveva creato, riprese in braccio la cornamusa e le note incantatrici della Melodia senza nome” si diffusero nelle stanze. Nessuno dei presenti aveva mai udito un’aria più soave o più gaia di quella!
La notizia della sfida di Alasdair arrivò in un battibaleno alle orecchie del Piccolo Popolo, che si trovava riunito nella sala centrale della grotta. Un grande sdegno e risentimento verso l’imprudente suonatore di cornamusa di Keil serpeggiavano nelle menti e nei cuori degli abitanti del mondo sotterraneo. Il popolo delle caverne si preparò a vendicare l’offesa: i menestrelli fatati mutarono la loro musica in una melodia minacciosa, le migliaia di magici ceri sprigionarono bagliori funesti e la stessa Regina degli Elfi preparò un potente incantesimo il cui effetto fosse fatale per l’incauto suonatore di cornamusa, se questi si fosse davvero arrischiato a entrare nel suo regno.






5 Aprile, 2018

Il suonatore di cornamusa di Keil

Una tenebrosa grotta si apre, minacciosa, tra le frastagliate scogliere della costa del Kintyre. Si racconta che, molto tempo fa, questa grotta fosse abitata da fate e folletti. Subito oltre il suo nero ingresso una ragnatela di strettissime gallerie si diramava fin dentro le profondità della terra, raggiungendo la grande sala di ritrovo del Piccolo Popolo. Migliaia di ceri fatati illuminavano l’antro, mentre invisibili suonatori diffondevano magiche melodie. Qui i folletti si ritrovavano per far festa e danzare attorno alla loro Regina e sempre qui venivano pronunciate le sentenze contro i mortali scoperti a penetrare nei loro territori.
Quasi nessuno però era tanto audace o incosciente da spingersi oltre il tenebroso ingresso della grotta.
Gli abitanti della costa erano ben consapevoli dei pericoli e degli incantesimi a cui ogni mortale andava Incontro se avesse osato profanare quei territori.
E qui inizia la nostra storia. A Keil viveva un giovane di nome Alasdair, un bravissimo suonatore di cornamusa la cui abilità era nota in tutto il Kintyre. Al termine di una faticosa giornata di lavoro, i suoi compaesani si riunivano per far festa nelle calde stanze che rosseggiavano per le fiamme dei bracieri di torba.
E Alasdair li accompagnava eseguendo antiche arie, quelle conosciute già dai loro antenati: al ritmo di un reel riusciva a far danzare tutti i presenti e a rallegrare gli spiriti, riscaldati da frequenti giri di spumeggianti boccali di birra. Accanto ad Alasdair non mancava mai il suo piccolo terrier: cane e padrone erano inseparabili come una mamma e il suo piccino!
Una di quelle sere, proprio mentre danze e allegria erano al culmine, Alasdair interruppe la musica e, reso audace dalle molte sorsate di birra, si rivolse così ai compagni festanti: “Ora vi suonerò un’aria così dolce e sconvolgente da risultare ancora più bella di quelle eseguite dai menestrelli del Piccolo Popolo, laggiù nella grotta della scogliera.”
Quindi sollevò la cornamusa per riprendere a suonare. Gli amici della compagnia lo guardarono sbalorditi per la sua temeraria affermazione. A tutti eranoto come i folletti fossero gelosi e diventassero gelosi e aggressivi verso quei mortali che avessero cercato di misurarsi con loro…

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Aprile ultima modifica: 2018-04-05T23:28:02+00:00 da Webmaster